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CENTRO AYUS

Non puoi pensare di curare il tuo corpo ,se prima non curi la tua anima.

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Centro Ayus

Naturopata e Operatore Massaggiatore Ayurvedico, Titolare del Centro Ayus, sito in: Via Mezzenile 14, Torino (TO) 10138 - Cell. 3409034538

Centro Ayus

 

Il Centro Ayus ti accoglierà in un ambiente confortevole e rilassante dove potrai apprezzare varie tipologie di massaggi, a seconda delle tue esigenze, accompagnati da musiche Indiane, incensi profumati, Aromaterapia e Cromoterapia. Alla fine del trattamento verrà servita una tisana Ayurvedica dal profumo intenso e con qualità  tonificanti è energizzanti o rilassanti in base alle esigenze. Si eseguono anche:  Consulenze su integratori ayurvedici e naturopatici.

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Consigli alimentari e scheda nutrizionale ” Ayurvedica”. Corsi.. CONSULTARE LA SEZIONE CORSI “OMA”OPERATORE AYURVEDICO  ALLA HOME. Incontri di Meditazione , yoga è  tecniche di rilassamento e Training -Autogeno. Giornate informative, sull’utilizzo e le qualità sensoriali delle Campane Tibetane, e l’utilizzo di Erbe e Spezie in cucina o come utilizzo curative in modo naturale. Il naturopata sarà a tua completa disposizione per guidarti nella scelta.

Tutti i prodotti utilizzati all’interno del Centro Ayus, sono Naturali.

I TESSUTI CORPOREI (DHATU) — VITA AYURVEDICA

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Secondo l’Ayurveda il nostro fisico è composto da sette tessuti. Questi sono
Rasa (plasma)
Rakta (sangue)
Mamsa – pronunciato maamsa (muscoli)
Meda – tessuto adiposo
Asthi – Ossa
Majja – Midollo
Shukra – Seme
Prima di iniziare a descrivere ciascun dhatu, vorrei fare una premessa. Quando si tratta di concetti Ayurvedici spesso si cerca di paragonarli a concetti moderni del corpo e della salute. Questo è importante da evitare perchè i termini Ayurvedici definiscono concetti molto più ampi di quelli moderni . Per anni questa è stata la prassi a livello globale ma è un approccio riduzionistico nei confronti della scienza. Per questa ragione ho deciso di non allegare del materiale fotografico. I termini usati sono quelli moderni nella traduzione ma il concetto di un tessuto è diverso da quello moderno partendo dal fatto che i dhatu vengono sostenuti e nutriti da un insieme complesso di elementi i quali lavorano in sintonia ed interagiscono l’uno con l’altro sostenendosi e di conseguenza sostenendo anche l’organismo.
I dhatu fungono da “fondamenta” nelle quali i tre dosha dimorano e sostengono le funzioni dell’organismo (corpo-mente). Le fondamenta quindi sono di natura fisica ovvero solida. I dosha d’altro parte non hanno una forma fisica ma sono responsabili per tutti i funzionamenti fisiologici del corpo, hanno anche un ruolo nel caso di una malattia, per saperne di più leggete l’introduzione ai 3 dosha.
Ogni dhatu ha un sub dhatu ovvero upadhatu e dei mala (tessuto di scarto). Nella descrizione di ciascun dhatu in questo articolo verranno nominati, però vedremo la loro formazione in dettaglio in un altro articolo dedicato alla formazione dei dhatu (il metabolismo secondo l’Ayurveda). Qui sotto una breve descrizione.
I sub-dhatu e i mala vengono creati durante il processo metabolico, ciascun tessuto trae nutrimento da quello precedente. Tra i 5 elementi (Pancha mahabhuta) il fuoco è responsabile per il funzionamento fisiologico dell’organismo. Il suo ruolo principale è nella digestione ed il metabolismo. Per digestione qui non si intende solamente la digestione degli alimenti che fanno parte dei nostri pasti ma anche la digestione dei nutrienti (che derivano sempre dagli alimenti) a livello di ciascun tessuto. Dato che ciascun tessuto trae nutrimento da quello precedente, il primo tessuto da dove si nutre? Dagli alimenti. Infatti viene definita la quint’essenza del cibo. Questo implica che l’elemento fuoco (in questo contesto Agni) di ciascun tessuto dev’essere sano per accertare che ogni tessuto riceva il giusto nutrimento. Per fare in modo che il nutrimento completi il ciclo dei 7 tessuti sono necessari 30 giorni circa.
1. Rasa Dhatu:
Il termine rasa ha diversi significati come succo, sapore, liquido. In questo contesto si riferisce ad un liquido, quella parte liquida del sangue. Alle volte viene paragonato al plasma però anche altri materiali come la linfa e i liquidi interstiziali sonoconsiderati rasa.
Com’è il caso con tutti i tessuti non è solamente un componente strutturale o fisico del corpo ma una sostanza che nutre l’organismo. Come tutti gli altri componenti del corpo il rasa ha delle qualità, ovvero dei guna. Queste qualità conferiscono al tessuto il suo funzionamento e il suo ruolo nell’organismo. Essendo un tessuto liquido è freddo, umido, soffice, pesante, grossolano . In effetti le sue qualità riflettono gli ultimi due elementi acqua e terra (ap/jala e pritvi).
La qualità o la salute di questo tessuto dipende dalla qualità degli alimenti che il corpo riceve. Infatti i testi classici Ayurvedici nominano il rasa come la quintessenza del cibo.
Gli upadhatu o tessuti secondari di rasa dhatu sono il latte materno (sthanya) e fluido mestruale (aartava).
Il mala (tessuto di scarto) è kapha. C’è da intendere che kapha in questo contesto non si riferisce a kapha dosha. Qui implica il legame che c’è tra il tessuto stesso ed altri prodotti che hanno delle caratteristiche o qualità di kapha dosha (unto, freddo, pesante, stabile, lento, liquido, soffice)
2. Rakta dhatu:
Anche la parola rakta ha diversi significati come rosso, appassionato, piacevole, sangue. Rappresenta i globuli rossi. C’è un legame importante tra rakta e l’elemento fuoco (agni) che carbura le attività mentali e fisiche. Essendoci questo rapporto con agni questo tessuto ha le stesse qualità ovvero è caldo, secco, leggero, duro, instabile, fluido, chiaro, sottile e acuto.
I suoi upadhatu sono i tendini (kandara) e vasi sanguigni (sira).
Il mala di rakta è pitta. Anche qui non si deve confondere con il dosha pitta.
3. Mamsa dhatu:
La parola mamsa ha i seguenti significati: carne, tempo. Entrambe le traduzioni hanno a che fare con la formazione (e distruzione) di questo tessuto. La struttura muscolare non è nient’altro che mamsa dhatu. Ha un legame importante con gli elementi fuoco e terra che conferiscono rispettivamente la funzione e forma al muscolo. L’elemento aria conferisco a sua volta il loro movimento.
I suoi upadhatu sono il grasso intramuscolare (vasaa) e la pelle (tvacia).
Il suo mala è kha (secrezioni del naso e delle orecchie)
4. Meda dhatu:
Meda è il tessuto adiposo. Ha un legame importante con gli elementi acqua e terra. L’elemento acqua rappresenta la sua capacità nutritiva e di sostegno agli altri tessuti e la terra conferisce stabilità.
Gli upadhatu di mamsa dhatu sono i legamenti (snayu), e le articolazioni (sandhi).
Il suo mala è il sudore (sveda)
5. Asthi dhatu:
La parola asthi significa osso. Gli elementi terra e aria prevalgono in questo tessuto corporeo. L’elemento terra conferisce la forma al corpo scheletrico e l’aria ne conferisce la sua secchezza, porosità, leggerezza e movimento.
I suoi upadhatu sono i denti (danta)
I suoi mala invece sono i peli (kesha) e le unghie (nakha)
6. Majja dhatu:
Letteralmente il termine majja significa “midollo”. C’è da capire però che questo tessuto non si limita a ciò che noi conosciamo come il “midollo”. Il midollo è qualcosa che si trova avvolto dalle ossa ovvero dallo scheletro. Il sistema nervoso è anche collocato all’interno dello scheletro. Il cervello risiede nel cranio, il midollo spinale si colloca all’interno delle vertebre. Infatti il majja dhatu è analogo sia con il midollo osseo che con il sistema nervoso. Gli elementi che prevalgono in questo tessuto sono acqua (ap/jala) e aria (vayu). L’elemento aria è responsabile per il funzionamento del sistema nervoso. Infatti c’è un alto grado di vata coinvolto nel funzionamento del sistema nervoso. L’elemento acqua funge da contenitore “di sostegno” di vayu, così per mantenerlo in equilibrio. Vediamo questa sua presenza anche nella guaina mielinica che ha un alto grado di acqua che ha delle proprietà inerenti nel kapha dosha quindi la sua funzione protettiva.
L’upadhatu di majja dhatu sono i capelli
Il mala sono le lacrime
7. Shukra dhatu:
La parola shukra ha diversi significati tra i quali vediamo; chiaro, lucido, brillante, seme, virile, richezza. Tutti questi termini hanno a che fare in qualche modo con la salute. È lucido, chiaro, brillante perchè una persona con questo tessuto sano ha una lucentezza della pelle che “brilla” di salute, che riflette lo stato di forza, ed immunità della persona. L’elemento che prevale in shukra è l’acqua (ap/jala). Infatti ha le stesse caratteristiche (guna). Gli altri elementi che seguono in ordine di importanza sono aria e fuoco che hanno a che fare con la motilità ed il funzionamento del tessuto stesso.
Per quanto riguarda l’upadhatu di shukra c’è una differenza di opinione. Alcuni testi antichi citano che non ha nessun sub-dhatu ed altri invece nominano Ojas come un sottoprodotto di shukra dhatu.
I fluidi genitali che sostengono la fisiologia del sistema riproduttivo si possono definire i mala di questo dhatu.
OJAS
Ojas viene definito la quintessenza dei dhatu. Ha un legame e ruolo stretto con il mantenimento della forza fisica e di resistenza del corpo. Anche per Ojas ci sarà un articolo dedicato in futuro. Il fatto che viene formato in seguito a shukra dhatu, che è l’ultimo dei 7 tessuti corporei, implica che la sua qualità e quantità dipendono dalla qualità ed il giusto nutrimento di tutti i tessuti che lo precedono.
Avete notato come per ogni tessuto sono stati citati degli elementi coinvolti? Ciò non vuol dire che quelli non citati per ciascun dhatu non siano presenti al suo interno. Ricordatevi che visto che i 5 elementi compongono i tre dosha, pervadono l’intero organismo. Non c’è posto o luogo nel corpo dove non siano presenti. Al limite cambiano le loro percentuali di presenza ma sono sempre presenti facendo parte della fisiologia (ed eventuale patologia) del corpo/mente.

MASSAGGIO AYURVEDICO CURIOSITA NEL SAPERE!

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Il massaggio ayurvedico si dovrebbe in realtà definire più un trattamento olistico, che coinvolge non soltanto il corpo, ma anche l’aspetto mentale e la sfera emotiva. L’Ayurveda è una pratica antichissima, nasce in India 3.000 anni fa e si è Condividi:minciato a scriverne solo verso il 400 a.C. nei testi sacri indiani: il termine sanscrito , “Ayurveda” significa “conoscenza della vita” e indica uno stile di vita e un approccio al benessere che prevedono una precisa alimentazione, la meditazione, lo yoga e, appunto, i massaggi. Diversamente dal pensiero degli occidentali, l’antico modus vivendi indiano dell’Ayurveda si basa sulla convinzione che tutte le forme di vita abbiano tre “doshas”, ossia delle energie note come “vata”, “pitta” e “kapha”. L’Ayurveda comprende tecniche di disintossicazione, alimentazione, ricette a base vegetale, meditazione, yoga e il massaggio personalizzato per i doshas di ogni persona.
Il massaggio ayurvedico ha le seguenti proprietà:
– attivazione della circolazione sanguigna e linfati­ca, con un più facile nutrimento di tutti i tessuti;
– conseguenze positive sullo stato psicologico della persona;
– riequilibrio dei livelli ormonali;
– miglioramento dell’interscambio dei fluidi corporei con una più semplice eliminazione delle tossine;
– azioni positive su insonnia, emicrania, stanchezza e digestione;
– azione benefica sulla colonna vertebrale;
– effetti tonici sui muscoli;
– efficace nelle slogature, contratture, distorsioni, tendiniti, stiramenti muscolari, edemi degli arti e crampi;
– effetti benefici per le donne in gravidanza le aiuta per il mal di schiena e per la circolazione;
– azione benefica dell’azione immunitaria;
– azione benefica di ringiovanimento.
Il trattamento comporta tutta una serie di procedure utilizzate nell’Ayurveda per la gestione di malattie come l’artrite, la spondilite, la lombalgia, lo slittamento del disco, la spalla bloccata, lo stress e la sciatica. In particolare, è indicato quando i farmaci allopatici non riescono a essere pienamente efficaci. Il trattamento utilizza mani, piedi, gomiti, avambracci e sfere ben oliate: avviene tramite manovre di sfioramento, impastamento, tecniche di massaggio tradizionale e prevede il ricorso a oli essenziali che soddisfino il singolo dosha degli utenti. Lo stile e l’intensità del massaggio dipendono dalla necessità dell’individuo in termini di equilibrio e benessere.
Meglio evitare il massaggio Ayurvedico in presenza di infiammazioni o dolori acuti, se si soffre di ipertensione o di problemi di cuore, flebiti o disturbi circolatori gravi.
Tipi di massaggio ayurvedico
I massaggi ayurvedici possono essere di vari tipi: vanno dal massaggio della testa e della nuca con olio alle erbe personalizzato, chiamato Abhyanga, al massaggio Shirodhara fatto sulla fronte sempre con un olio. Il Vishesh è invece un massaggio muscolare profondo, mentre l’Udvartana si riferisce a un tipo di trattamento dimagrante effettuato con delle erbe in polvere. Il Pizzichilli, infine, si effettua con un olio caldo a base di erbe con l’aiuto di due terapeuti.
Oltre a questi tipi vi sono altre modalità di massaggio, come lo Shiro-Abhyanga-Nasya: consiste in un intervento profondo a livello linfatico, che coinvolge collo, spalle, testa e viso, il tutto accompagnato da vapori aromatici. L’Abhyanga-Garshana, invece, consiste in una spazzolatura a secco della pelle, accompagnata da un massaggio con olio alle erbe. Per praticare il massaggio ayurvedico serve un olio specifico in linea con la costituzione doshica dell’individuo. Per esempio, per la costituzione dosha pitta serve un olio al cocco o al sandalo o eventualmente di riso; per il dosha vata sarebbe meglio utilizzare un olio alla mandorla, più delicato; per una costituzione dosha kapha viene invece utilizzato un olio alla jojoba, che riscalda e favorisce la circolazione sanguigna. Si tratta di un particolare niente affatto secondario. Il fatto che si usi un olio da massaggio “comune” e sempre uguale per tutti può togliere autenticità alla pratica eseguita. L’olio usato può fare la differenza tra un bel massaggio ed un’esperienza negativa, perché l’olfatto è uno dei sensi più primitivi che abbiamo, uno dei primi che sviluppiamo ed è quello più intensamente connesso con la parte del cervello più istintiva e antica. Un buon olio da massaggio deve essere in grado di ridurre la frizione delle manovre applicate ma non essere troppo untuoso o lasciare residui; inoltre deve essere in grado di idratare e nutrire la pelle, cioè deve essere assorbito facilmente. Con l’aggiunta di qualche olio essenziale ad hoc, chi conosce la materia può proficuamente praticare contemporaneamente l’aromaterapia.
Olii Ayurvedici
Massaggiare il corpo con gli olii ayurvedici aiuta a stimolare le funzioni interne, fornendo nutrimento ai vari tessuti. Inoltre, la pelle si idrata e si rassoda, mentre vengono stimolati gli enzimi che aumentano i fluidi vitali per l’organismo. Un massaggio ayurvedico è utile anche per trattare vari problemi come la stanchezza muscolare, la perdita di capelli e lo stress. Esistono vari tipi di oli a cui si fa ricorso per curare il corpo. Sulla base dei differenti dosha, i molteplici oli da massaggio ayurvedico hanno effetti diversi su altrettanti individui. Conoscere gli elementi che meglio comunicano col dosha del paziente è il primo passo per rendere l’olio efficace. Mentre una persona con una miscela di aria ed etere può trarre beneficio dall’olio Vatha, un’altra con combinazione di fuoco e acqua può essere più propensa a un massaggio con olio Pitta. Un olio secco Kapha o un olio caldo di senape si adattano a colore che hanno l’acqua e la terra fra i loro elementi. Ecco i classici olii da massaggio utilizzati nell’Ayurveda:
– Olio Vata: migliora la pelle e la circolazione, mentre disintossica il corpo;
– Olio Pitta: elimina il calore ed è ideale per trattare alcuni disturbi della pelle;
– Olio Kapha: riscalda il corpo in quanto elimina l’acqua in eccesso e lenisce le ferite;
– Olio biologico di sesamo: adatto a tutti e di qualità eccellente, dà ottimi risultati per il miglioramento dello stato dei capelli e per combattere le infiammazioni;
– Olio biologico di mandorle: offre una pelle più giovane e liscia;
– Olio Brahmi e Bhringraj: sono eccellenti nei casi di calvizie e capelli stressati.
Quando si sceglie l’olio per un trattamento ayurvedico, lo si fa non solo in funzione delle necessità dell’interessato, ma anche in base alla stagione corrente: quelli di cocco e di girasole sono ottimi con il clima caldo.
La Tecnica del Massaggio Ayurvedico
I testi base della medicina Ayurvedica – la Sushutra e la Charaka Samhita – individuano il massaggio terapeutico in un sistema di vita finalizzato a rafforzare l’essere umano di fronte ai cambiamenti naturali come le diverse fasi quotidiane, i passaggi di stagione, l’invecchiamento. E’ importante ricordare che il massaggio è una tecnica che conduce al benessere solo se unita a un’alimentazione sana, una mente serena.
Le terapie di massaggio Ayurvedico si distinguono in due gruppi:
– Apatarpana, terapia di drenaggio;
– Santarpana, terapia nutritiva
Esistono poi altre due tecniche di massaggio:
– Pindasweda, antica forma terapeutica che nasce nella famosa regione del sud dell’India, il Kerala. Si tratta di una forma di massaggio che rimuove le tossine presenti nel corpo attraverso la pelle;
– Pizhichil, ideale per curare malattie del cuore, artrite, sciatica, diabete, asma. Effettuato con olio di sesamo o  cui si aggiunge un decotto di piante medicamentose. La seduta di massaggio Ayurvedico viene effettuata su un tavolo di legno, scavato di 30 cm al suo interno e diviso in due parti, una per il corpo e l’altra per la testa. Quando è il momento di massaggiare collo e testa, il paziente siede su di una sedia.
La tecnica del massaggio ayurvedico consiste nello stimolare, attraverso la pressione, lo sfioramento e la palpazione, i Marma (i punti energetici attraverso i quali si sposta il Prâna), con lo scopo di riequilibrare le funzioni organiche. Dai piedi alla punta dei capelli, tutte le zone vengono massaggiate, una alla volta, con movimenti che permettono la riarmonizzazione del corpo, tenendo conto dei diversi elementi che lo costituiscono: l’aria, l’acqua e il fuoco. Questi elementi sono organizzati secondo tre sistemi dosha: il vata (sistema nervoso e ormonale), il pitta (sistema digestivo e enzimatico) e il kapha (fluidi). Si alternano movimenti tonificanti e rilassanti, per procurare contemporaneamente energia e relax. Prima di lavorare, attraverso pressioni, sui marma (punti anatomici costituiti dall’incrocio di muscoli, nervi, vasi sanguigni, ossa, legamenti e articolazioni), il massaggiatore rivolge domande fondamentali al paziente circa le sue condizioni fisiche: questi deve informarlo su eventuali disturbi cronici o interventi recenti.
Il massaggio Ayurvedico viene eseguito in un ambiente caldo, calmo, illuminato da una luce tenue; il massaggiatore può provvedere alla diffusione di incensi ed essenze profumate. Talvolta si usano musiche rilassanti e mantra indiani che distendono la mente. Se viene praticato con regolarità arresta i segni dell’invecchiamento prematuro e permette di restare giovani e attivi più a lungo. La tradizione ayurvedica prevede il massaggio che allontana la vecchiaia, nutra i dhatu (tessuti del corpo), toglie la fatica fisica, mentale, emotiva, migliora la vista, rinforza il corpo (favorisce il sistema digerente, circolatorio, escretorio, nervoso, energetico), favorisce il sonno e di sogni, migliora la concentrazione, rinforza la pelle, armonizza i tre dosha (caratteri energetici individuali), aumenta la resistenza alle malattie, attiva le sensazioni del corpo. Il massaggio ayurvedico viene attuato in sincronia coni ritmi del corpo e prevede l’uso dell’olio tradizionale indiano, Il massaggio ayurvedico si pratica sulla pelle nuda o coperta da indumenti intimi. Il massaggiatore usa un olio caldo, per lo più l’olio di sesamo da solo o associato ad altri tipi di olio. Il massaggio ayurvedico si avvale anche della “riflesso­logia plantare”, secondo questa tecnica, ogni punto della pianta del piede è collegato, tramite una terminazione nervosa, agli organi del corpo umano. Infatti, maneggiando in modo adeguato determinati punti della pianta del piede si ottiene, di riflesso, un massaggio della zona corri­spondente del corpo, permettendo l’intervento anche su aree non raggiungi­bili manualmente, come per esempio gli organi inter­ni.
Il massaggio ayurvedico è controindicato quando un dolore o un’infiammazione è in fase acuta. Se si soffre di ipertensione o problemi di cuore il massaggio potrebbe essere indicato, ma è meglio prima consultare il medico; lo stesso vale in caso di flebiti o problemi circolatori particolarmente seri. Le ferite aperte non vanno mai massaggiate, evitare il massaggio anche se si soffre di micosi o di altre malattie cutanee infettive per eludere i rischi di contagio ad altre persone. Una seduta dura circa 60/80 minuti, e dev’essere svolta in un ambiente calmo e tranquillo, adeguatamente riscaldato ed illuminato da una luce tenue per favo­rire la distensione ed il rilassamento, indispensabili per lavorare sul corpo, non potranno mancare un ambiente con la diffusione di incensi ed essenze profumate e di musiche rilassanti e mantra indiani (sono parole antiche considerate sacre, esse corrispondono a suo­ni che producono effetti distensivi sulla mente).
I tre Dosha
Il massaggio ayurvedico nasce per mantenere l’organismo e la mente in equilibrio. Ognuno di noi porta in sé tre forze bio-fisiche chiamate Dosha, ma una prevale più o meno nettamente sulle altre, determinando quella che viene definita la costituzione individuale o Prakriti. In base a questo, il massaggio sarà strutturato in modo da infondere benessere ed equilibrio, ma anche energia. Il massaggio ayurvedico ha l’obiettivo di mantenere il corpo e la mente in equilibrio.
In generale, si attribuisce la costituzione dosha-vata (termine che indica etere e aria) a persone con caratteristiche di magrezza, leggerezza, e capacità di astrarre mentalmente; dosha-pitta (cioè fuoco e acqua), a persone che hanno tra le loro caratteristiche coraggio, volontà, impulsività, costituzioni robuste e occhi magnetici; la costituzione dosha-kapha (terra e acqua) è attribuita invece a persone massicce, solide, robuste e con una generosità interiore spiccata.

coverMASSAGGIO AYURVEDICO CURIOSITA NEL SAPERE!Massaggio Ayurvedico — INDIGO AYUS STORICO

CAMPANE TIBETATE

CAMPANE TIBETANE

 

Storia delle Campane Tibetane

 

L’origine delle campane Tibetane sono strumenti originari del Tibet. Non si conosce con esattezza la loro epoca, ma secondo le testimonianze sappiamo che la loro nascita risale a circa 3000 a.C. nel periodo prebuddista. Poco dopo, la loro conoscenza arrivò nel Nepal, India. Vennero prodotte anche in Cina, Giappone, Corea. I primi esemplari nacquero in Tibet, nella regione Himalayana anche se la loro storia è tutt’oggi diffusa nel mistero.

Le campane costruite nel Tibet, restano le più ricercate per la qualità del suono, della purezza dei metalli, e per la loro manifattura.

La campana Tibetana, è conosciuta anche come (Singing Bowl).

 

Come sono fatte le Campane Tibetane

 

Le campane Tibetane solitamente sono costituite da 7 metalli, si può osservare che ogni metallo corrisponde ad ogni singolo Chakra e pianeta.

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chakra1E da tenere in considerazione che esistono anche campane Tibetane con più di 7 metalli, non si sa esattamente quale sia l’obbiettivo di aver aggiunto metalli in più rispetto a quelli più conosciuti.

Esistono tipologie diverse di Campane Tibetane, le migliori sono quelle non smaltate al suo interno con uno spessore medio, dove non siano perfettamente uniformi, ma fatte completamente a mano.

Bisogna osservare che ogni campana che si rispetti nasce con una nota predominante.

Ciò sta a significare che ogni campana al momento che la si fa suonare con il martelletto in legno emana una nota, che ad esempio; può essere il Do, Re, Mi, Fa, Si, ecc.

Pochi sanno sino ad oggi che una vera campana tibetana che si rispetti al momento della sua fase di costruzione, viene presa un pezzettino piccolo di una campana tibetana di quelle oramai vecchie e spaccate e crepate nel tempo, e viene fuso questo pezzetto mischiato nella fusione dei metalli nuovi. Questa operazione pare che nasca da una discendenza millenaria, così facendo viene trasmessa l’anima alla campana vecchia con la stessa energia e la sua imponenza di un tempo, in quella nuova.

Le campane anno la stessa frequenza della terra dai 7 hertz ai 12 hertz.

 

 

 

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